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Il report sull'economia aretina nel 2017

8/1/2018
Il report sull'economia aretina nel 2017 Nel corso del 2017 la Camera di Commercio di Arezzo ha, anche come ufficio periferico ISTAT, elaborato e diffuso numerose indagini e studi sulla struttura e sull'andamento congiunturale dell'economia del nostro territorio. Questo report intende offrire un quadro d'insieme delle direttrici di marcia del nostro sistema economico.

“Un quadro che - come sottolinea il Segretario Generale dell'Ente Giuseppe Salvini - non può che partire dall'analisi della congiuntura economica internazionale la quale , nell'anno che si sta chiudendo, ha evidenziato un complessivo miglioramento rispetto agli anni precedenti, con una sostenuta accelerazione del PIL ( + 3,6% nel 2017 ) e sopratutto con una crescita del commercio mondiale che raggiunge il + 4,2%. Segnali positivi che si sono riverberati, sia pure in tono minore anche nell'economia nazionale ed in quella provinciale. A livello nazionale il ritmo di crescita pur migliorando sensibilmente, resta inferiore anche a quello dell’area euro con un differenziale che comunque si sta progressivamente riducendo. Le stime ISTAT sul PIL nazionale prevedono una crescita del +1,5% per quest'anno ed un +1,4% per il 2018. La crescita dell’attività economica si accompagna ad un miglioramento delle dinamiche del mercato del lavoro, con un aumento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione anche se occorre evidenziare che le tipologie prevalenti di nuovi contratti sono riconducibili a forme flessibili, a tempo determinato o a somministrazione. Il tempo indeterminato e pieno interessa solo il 20% del totale dei nuovi contratti. A livello provinciale ci sono alcuni segnali positivi che fanno ben sperare per il 2018 e che, al tempo stesso confermano come quello aretino sia un sistema economico caratterizzato dalla profonda selettività nella quale operano le imprese .Si tratta di una selezione che avviene in base all'approccio della singola azienda al mercato: le aziende che ottengono i risultati migliori sono quelle che sono state in grado di modificare la propria organizzazione ed il proprio posizionamento in funzione delle tendenze del mercato; che soprattutto sono riuscite ad essere presenti stabilmente nei mercati esteri e che hanno mostrato maggior propensione a investire ed innovare. La capacità di presidio dei mercati esteri particolarmente espansivi è una specificità tutta aretina, come dimostrato dal + 15,4% di crescita dell'export aretino (escluso i metalli preziosi e la gioielleria) che fa della provincia la prima in Italia per incidenza di export in rapporto alla popolazione. Permangono invece in situazioni di difficoltà le imprese che sono rimaste posizionate su produzioni mature, con margini operativi sempre più ridotti ed estrema concorrenzialità di prezzo, e che operano esclusivamente sul mercato interno. Quindi un vento di ripresa di cui non beneficiano tutte le imprese, una situazione a macchia di leopardo, polarizzata per tipologie di attività e di azienda. Uno scenario di grande cambiamento, molto complesso e denso di insidie ma anche ricco di notevoli opportunità legate all'economia digitale, al made in Italy, alla meccanica di precisione, alla moda ed all'agroalimentare di qualità, alle potenzialità del turismo.”

"Il patrimonio informativo e statistico reso pubblico nel corso dell'anno - evidenzia il Presidente della Camera di Commercio di Arezzo, Andrea Sereni - ha permesso di offrire interessanti spunti di analisi sul nostro sistema economico locale. Negli ultimi anni peraltro abbiamo assistito ad una profonda trasformazione del panorama economico locale che ha radicalmente ridisegnato le prospettive di sviluppo economico ed introdotto problematiche impensabili fino a pochi anni fa. Un radicale mutamento degli equilibri economici che ha fortemente inciso anche sulla realtà sociale uscitane profondamente mutata. In questo contesto lo sforzo richiesto al sistema delle imprese è stato ed è davvero rilevante: adattabilità continua, nuove strategie di mercato, ricerca, innovazione, riorganizzazione strutturale, diversificazione di prodotto per un cammino che comunque non si prospetta né facile né esente da ulteriori rischi che possano derivare dai contesti internazionali. Nonostante il decremento del tasso di disoccupazione, l'occupazione resta ancora il principale problema economico e sociale del nostro territorio (e della nostra nazione). Viene quindi ad assumere valenza strategica la necessità di una maggiore preparazione e qualificazione culturale e professionale dei nostri giovani. Come Camera di Commercio in questi anni abbiamo intensificato iniziative ed impegno verso la formazione con interventi a favore dell'Alternanza Scuola -Lavoro, dell'Università e del Polo Universitario. Una scelta derivante dai compiti assegnatici dalla riforma delle Camere di Commercio ma sopratutto dettata dalla consapevolezza dell'importanza di quello che tecnicamente è chiamato “capitale umano”. I paesi competitors dell'Italia nei mercati internazionali sono quelli più tecnologicamente avanzati ed è anche per questo motivo che sono necessari maggiori investimenti nella formazione e nella ricerca di alta eccellenza. A questo proposito vanno ricordati gli oltre 40 corsi di formazione realizzati dalla nostra Azienda Speciale “Arezzo Sviluppo”, i “focus paese ” e sotto il profilo dell'altra nuova competenza che la legge di riforma ha assegnato alla Camera di Commercio, cioè il turismo, vorrei ricordare le molte iniziative promosse con in comuni della provincia: dalla Fiera Antiquaria di Arezzo alla Mostra Antiquaria di Cortona, dalla Mostra dell'Artigianato di Anghiari al Premio dell'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano.”

Gli indicatori occupazionali

Concentrandoci sulla nostra provincia e rimanendo in tema di occupazione, dopo anni di crescita piuttosto sostenuta, per la prima volta il tasso di disoccupazione provinciale ha fatto segnare un arretramento dal 10,3% del 2015 al 9,2% del 2016. In attesa del dato 2017 ( che sarà disponibile a 2018 inoltrato) è interessante seguire anche l'evoluzione positiva del tasso di disoccupazione giovanile (under 30) che rispetto al 2015 scende di quasi cinque punti percentuali fino al livello del 20,9%. Le stime definitive fornite dal sistema Excelsior (che studia le scelte occupazionali delle imprese ) indicano che nel 2017 sono state previste dalle imprese dei settori industria e servizi un totale di 21.970 assunzioni: 9.620 nell'industria (7.640 nel manifatturiero e public utilities, 2.080 nelle costruzioni), 21.350 nei servizi (2530 nel commercio, 3060 nei servizi di ristoro e turistici, 4.040 nei servizi alle imprese, 2.710 nei servizi alle persone). Il 56% delle imprese aretine avrebbe attivato almeno una assunzione nel 2017. Con l'esaurirsi delle agevolazioni relative alla decontribuzione previste dal Jobs Act, diminuisce il peso dei contratti a tempo indeterminato e riprendono quota le forme contrattuali più flessibili come i contratti a tempo determinato, i contratti di somministrazione ed in particolare il lavoro intermittente . Purtroppo i contratti a tempo indeterminato rappresentano circa il 20% del totale. Un numero ancora limitato tale da ridimensionare severamente il dato assoluto degli occupati.Comunque con la crescita dei contratti di apprendistato e di tirocinio il 31% delle assunzioni effettuate nel 2017 ha interessato giovani lavoratori. Particolarmente interessante sono, sempre nel Rapporto conclusivo Excelsior 2017, le informazioni relative alle professioni ed ai titolo di studio più richiesti.In provincia di Arezzo le professioni più richieste nel 2017 sono state quelle di: addetti nelle attività di ristorazione, seguiti dagli addetti alle vendite, dal personale non qualificato nei servizi di pulizia, dai conduttori di veicoli a motore, dal personale non qualificato addetto allo spostamento e alla consegna delle merci ed infine dagli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali.

Per quanto concerne i titoli di studio più richiesti: per le 6.220 entrate che richiedono la qualifica professionale di tre anni o il diploma professionale di 4 , l'indirizzo più importante è quello della ristorazione, seguito da benessere e meccanico. Per le 7.550 entrate con diploma quinquennale, al primo posto troviamo l'indirizzo amministrazione, finanza e marketing, seguito dall'indirizzo meccanica, meccatronica ed energia e dall'indirizzi elettronica ed elettrotecnica. Per i 2.110 occupati laureati al primo posto si colloca l'indirizzo economico, seguito dal sanitario e paramedico e dall'insegnamento e formazione.

Turismo

E' uno dei settori economici dalle potenzialità più rilevanti.

A livello mondiale, nel 2016 il PIL del settore è cresciuto del 3,3% ed ha contribuito a determinare oltre il 10% del PIL complessivo. Un posto di lavoro ogni dieci è generato dal turismo. In Italia: Il PIL del turismo vale 208 miliardi di dollari, 11% del PIL complessivo con una capacità di 2,9 milioni di posti di lavoro pari al 12,6% dell'occupazione complessiva. In Provincia di Arezzo, l''offerta ricettiva ha raggiunto un livello di tutto rispetto sia in termini numerici che qualitativi: nel territorio operano oltre 1.300 esercizi, con quasi 12.500 camere ed un totale di 27.200 posti letto. Circa la metà delle strutture è costituita da agriturismi (604). Dopo la robusta crescita del 2015, nel corso del 2016 ( ultimo dato disponibile) l'andamento dei flussi turistici ha avuto un andamento moderatamente positivo: sono stati circa 451 mila i turisti che hanno scelto di soggiornare in provincia di Arezzo, lo 0,3% in più rispetto al 2015, confermando al 3,5% la quota aretina sul totale regionale. Il numero totale dei pernottamenti si è attestato a poco più di 1,3 milioni con una crescita che in questo caso si è spinta al'1,1% rispetto al 2015, grazie ad un miglioramento della durata media del soggiorno.La maggior parte dei turisti sceglie le strutture alberghiere (67%) ma vi rimane per un periodo breve (48% dei pernottamenti). Al contrario, nelle strutture extra-alberghiere è più elevata la durata media del soggiorno per cui pur ospitando il 33% dei turisti in arrivo generano il 52% dei pernottamenti.Il 57% dei turisti sono italiani ed il restante 43% di provenienza straniera. Principali Paesi esteri di provenienza sono: Germania, India, Cina, Stati Uniti, Paesi Bassi, Francia e Regno Unito.Sono aumentati i turisti italiani che però si sono fermati meno dello scorso anno (è aumentato il cosiddetto turismo “mordi e fuggi”), mentre gli stranieri, pur diminuendo in numero hanno deciso di soggiornare nelle nostre strutture più a lungo.

Demografia imprenditoriale

La provincia di Arezzo, con una popolazione di oltre 344.000 abitanti si caratterizza per una forte propensione all’attività imprenditoriale. La consistenza delle localizzazioni di impresa (considerando le sedi principali e secondarie) in provincia di Arezzo al terzo trimestre 2017 è di 45.447 unità circa il 9% del dato regionale e lo 0,6% di quello nazionale, con una densità media di più di 1 impresa ogni 10 abitanti.A livello di forme giuridiche, la categoria più numerosa è quella delle imprese individuali (53,6% del totale), seguita dalle società di capitale (26,1%), dalle società di persone (18,1%) e dalle altre forme (2,3%). Il vero motore dell'imprenditoria aretina è però costituito dalle società di capitale che, ormai da diversi anni, continuano a crescere in maniera evidente: dal 2008 ad oggi il loro numero è infatti aumentato del 27%. Al contrario sono in flessione nello stesso periodo temporale sia le imprese individuali (-7,3%) che le società di persone (-13,3%). Crescono infine anche le imprese delle “altre forme”: +13,1% negli ultimi dieci anni.I macro settori di attività economica che presentano il maggior numero di imprese al terzo trimestre 2017 sono rispettivamente il commercio (22,4% del totale imprese), i servizi con esclusione di quelli di alloggio e ristorazione (21,9%), l'agricoltura (16%), le costruzioni (14,5%), il manifatturiero (14,4%), le attività ricettive e di ristorazione (6,9%).Nel manifatturiero, i settori con più imprese risultano l'oreficeria (3,7%) e la moda (2,9%).

Nei servizi sono le attività immobiliari (5,3%) e le altre attività di servizi (4,2%) a guidare la classifica, seguite ad una certa distanza da attività professionali e tecniche (2,7%), attività di supporto alle imprese (2,2%) e dalle attività finanziarie ed assicurative (2%).Se però dalle imprese si passa agli addetti, che complessivamente si attestano a 116.690 unità, si vede che il peso delle attività manifatturiere aumenta vistosamente: ad esse infatti è riconducibile circa il 35% degli addetti totali, 13 punti percentuali in più dei servizi (22,1%) (sempre esclusi quelli di alloggio e ristorazione) e più del doppio degli addetti del commercio (16,7%).Il comparto artigiano aretino è costituito complessivamente da 10.151 imprese in cui operano più di 28.500 addetti. I settori più importanti sia per numero di imprese che in termini di addetti sono il manifatturiero e le costruzioni, seguiti a larga distanza dalle altre attività dei servizi (acconciature e centri di estetica), commercio e trasporti.

Le imprese giovanili presenti in provincia di Arezzo sono 3.233 per un totale di 6.026 addetti. Le imprese sono concentrate in particolare nel commercio, nelle costruzioni, nel manifatturiero, nell'agricoltura e nei servizi di alloggio e ristorazione. Le imprese femminili sono complessivamente 8.951 ed in esse operano oltre 21,5 mila addetti. I settori con maggior presenza di imprese in rosa sono il commercio, l'agricoltura, il manifatturiero, le altre attività di servizi e i servizi di alloggio e ristorazione. Le imprese straniere, infine, sono 3.980 con un totale di 7.458 addetti. I settori col maggior numero di presenze straniere sono in primo luogo le costruzioni, in cui operano circa un terzo delle aziende straniere, seguite dal commercio e dalle attività manifatturiere.

Il commercio estero

Arezzo è una delle province italiane con il maggior grado di apertura ai mercati esteri: oltre a presentare un export ai vertici nazionali in termini assoluti (16° posto nel 2016), se rapportato al numero delle imprese spinge la provincia ancora più in alto nella graduatoria nazionale (4° posto).I flussi verso l'estero si sono attestati nel 2016 a circa 6,7 miliardi di euro, con un saldo commerciale verso l'estero positivo per oltre 2,7 miliardi di euro e nei primo 9 mesi del 2017 4 miliardi e 795 milioni di euro.

Rispetto allo stesso periodo del 2016, l'export nei primi 9 mesi del 2017 ha avuto una crescita del +15,3% al netto di oreficeria e metalli preziosi.Sono in flessione i metalli preziosi che subiscono una friduzione del -21, 9% mentre la gioielleria ed oreficeria nei primi nove mesi del 2017 mette a segno una crescita del 7%, che non è assolutamente ascrivibile alla dinamica del prezzo dell'oro.Il principale mercato di riferimento dell'export orafo aretino, gli Emirati Arabi Uniti, presenta criticità persistenti (-1,8%), che comunque vanno gradualmente riducendosi. Per fortuna gli altri principali mercati sono invece in decisa ripresa: in particolare Hong Kong (+26,4%) e Turchia (+28,7%), un po' meno gli Stati Uniti (+2,5%).

La moda nel 2017 torna a risultati nettamente positivi che denotano un rientro alla normalità rispetto alle forti flessioni subite nel 2016 anche per fattori di tipo logistico-amministrativo: nei primi nove mesi, infatti le esportazioni sono cresciute del 31,5%, attestandosi a più di 720 milioni di euro.Tutte le specializzazioni presentano un aumento dei flussi verso l'estero, ma sono la pelletteria e le calzature quelle che presentano i risultati migliori: +38,2% la prima e +48,9% le seconde. L'abbigliamento ha un passo un po' più moderato (+22,8%). Infine i prodotti tessili crescono del 5,5% sul corrispondente periodo del 2016. Esaminando il dettaglio dei principali mercati di sbocco, si può notare che l'abbigliamento cresce in quasi tutte le principali destinazioni, con Hong Kong, Regno Unito e Giappone sugli scudi, con la sola eccezione degli Stati Uniti (-5,9%). Anche nella pelletteria il segno positivo è ampiamente diffuso, con risultati particolarmente brillanti ad Hong Kong (+204,7%) e Francia (+83,3%). Infine tutti i principali mercati di sbocco delle calzature sono in crescita, primi fra tutti il mercato britannico (+875,8%) e quello tedesco (+581,3%), anche in questo caso con la sola eccezione di quello statunitense (-3%).

Fra gli altri settori principali, sono in crescita i prodotti chimici (+7,3%), elettronica ed elettromedicale (+11,4%), macchinari (+16,9%), bevande (+2,8%), mobili (+8,6%), prodotti in metallo (+26%) e autoveicoli e altri mezzi di trasporto (+20,3%). Al contrario sono in discesa, rispetto al primo semestre 2016, le apparecchiature elettriche (-10,8%), i prodotti alimentari (-6%), il legno e prodotti in legno (-10,2%) e i prodotti dell'agricoltura (-3,7%).

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